Società

Gramellini e la cameriera scomparsa (o no?)

Nell’immaginario collettivo italiano è da diversi anni incastonato il cliché dell’imprenditore alla ricerca urgente di personale che non riesce però a trovare nessuno. Come a dire che a mancare, in questa società evidentemente opulenta e svogliata, non è il lavoro ma sono i prestatori d’opera. Ma con un po’ di fact-checking si scopre che non sempre è così: almeno non nel caso segnalato dal giornalista Alessandro Gilioli dopo aver letto uno dei “caffé” quotidiani pubblicati sul Corriere della sera da Massimo Gramellini, noto editorialista e apprezzato scrittore.

Il “caffé” del 15 luglio 2017 si intitolava “La cameriera scomparsa” e cominciava così: “Il signor Claudio Ortichi, albergatore di Castel San Pietro in provincia di Bologna, si era messo in testa di assumere una cameriera italiana. L’unico requisito era che sapesse parlicchiare un po’ di inglese. Suggestionato dalle statistiche sulla disoccupazione giovanile, si preparava a fronteggiare frotte di aspiranti, come nei concorsi per uno strapuntino da infermiera. Invece ha rimediato deserti sconfinati di silenzio, interrotti da qualche timidissima avance. Una ragazza gli ha detto che sarebbe stata libera soltanto ad agosto, perché prima in vacanza voleva andarci lei.”

La storia in verità non era fresca di giornata, anzi. Gilioli l’aveva già letta sul Resto del Carlino, quotidiano di Bologna, quattro giorni prima. Racconta il giornalista dell’ Espresso:

“Oggi però, letto l’articolo di Gramellini, non ho resistito e ho fatto una telefonata a questo signor Ortichi, persona simpatica e gradevolissima, per capire com’erano andate le cose.

E, diciamo, le cose sono andate un po’ diversamente dalla narrazione.

Il signor Ortichi non ha mai – mai – messo un annuncio su un sito o su un giornale per cercare una cameriera.

Si è limitato, il 31 maggio scorso, a scrivere un post sulla sua bacheca Facebook, in cui ha 1262 amici. Tra un post sulla Juve e uno contro i maltrattamenti animali, aveva scritto tre righe per dire che cercava una cameriera che sapesse un paio di lingue. Nessun accenno al tipo di assunzione, nessun accenno alla paga, soprattutto nessun numero di telefono o mail a cui rivolgersi.

Oltre a questo, aveva “diffuso la voce”, racconta, tra i clienti, i fornitori e i colleghi ristoratori della zona.

Non aveva messo annunci, il signor Ortichi, perché preferiva “assumere qualcuno che non fosse proprio una sconosciuta”, il che è nel pieno dei suoi diritti, ci mancherebbe.

Qualche settimana dopo, chiacchierando con un amico giornalista locale, Ortichi ha raccontato questa cosa. L’amico giornalista ci ha fatto un pezzo sul Carlino (titolo: “Hotel cerca una cameriera, ma non si presenta nessuno”) arricchito da qualche commento sociologico: “Difficile trovare un posto di lavoro? Più difficile trovare un dipendente”, (…) “ci sarà anche la crisi di posti di lavoro tanto sbandierata in questi anni, ma evidentemente c’è anche chi la crisi non la sente”, (…) “forse tutte le potenziali interessate sono al mare o in piscina” etc).

Qualche giorno dopo Gramellini ha letto il pezzo sul resto del Carlino, non si è penato di telefonare a Ortichi per chiedere come stavano le cose (me l’ha detto lui stesso, Ortichi) e ci ha fatto direttamente un pezzo in prima pagina del Corriere riassumendo quello del collega locale e aggiungendo di suo che per trovare una cameriera “l’albergatore le ha provate tutte”, mentre non aveva messo neppure un annuncio se non sulla sua bacheca Facebook.

Fine della storia.”

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