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Migranti: Roma nella trappola Triton

Nel mezzo dell’estate 2017 che lascia intravvedere un record di arrivi in Italia di migranti dall’Africa nella sostanziale indifferenza del resto dell’Europa Emma Bonino lascia cadere una rivelazione che fa molto rumore: è stato il governo di Matteo Renzi a volere che gli sbarchi venissero effettuati solo in porti italiani.

Secondo dati ufficiali ripresi dai giornali, nei primi sei mesi del 2017  gli sbarchi sono stati 61.903  ossia il +17,3% rispetto allo stesso periodo del 2016. Le dichiarazioni di Bonino, racchiuse in una conversazione di circa due ore avvenuta durante un convegno il 3 luglio a Brescia, sulle prime non trovano eco. Ma due giorni dopo sul blog di Grillo appare un video (un frammento di quello pubblicato su questa pagina) con le rivelazioni: nel biennio 2014/2016, all’epoca del governo Renzi – ha detto la Bonino, ministro degli esteri col governo Letta poi sostituita da Angelino Alfano nel governo Renzi  – “abbiamo chiesto che il coordinatore dell’emergenza migranti fosse a Roma, alla Guardia Costiera, e che gli sbarchi avvenissero tutti quanti in Italia; lo abbiamo chiesto noi, l’accordo lo abbiamo fatto noi, violando peraltro Dublino”. Una ammissione abbastanza scioccante per l’opinione pubblica, nella quale il “noi” sta per il governo italiano, mentre “Dublino” è riferito all’accordo di Dublino, firmato dai paesi Ue, che stabilisce il principio secondo cui i profughi vengono accolti nel paese di approdo.

Sempre secondo Bonino, l’Italia non si sarebbe resa conto che il problema degli sbarchi non era di “una sola estate” ma “strutturale” e, quindi, avendo “sottovalutato la situazione” gli Italiani si sarebbero “fatti male da soli”. Occasione delle rivelazioni la 69esima assemblea di Confartigianato Brescia.

Renzi abbozza una risposta che però non chiarisce
A Bonino Renzi risponde il 7 luglio durante “Ore Nove” una rassegna stampa in streaming dalla sede del PD. Riferendosi al “dibattito di Emma Bonino” l’ex capo del governo dal 2014 al 2016 afferma: “La posizione della Ue sui migranti non dipende dalla scelta dell’ultimo governo ma da un regolamento di Dublino poi modificato e reso forte nel 2013 che decide che chi arriva in Europa va accolto dai singoli paesi di primo approdo. E’ colpa di Dublino, non abbiamo deciso noi di spalancare le porte”. Al contrario – insiste – “noi nel 2015 abbiamo fatto un accordo perche’ anche altri paesi europei potessero farsi carico degli arrivi, ma e’ rimasto sulla carta”. Ma Renzi non parla dell’accordo Triton, firmato in ambito europeo dal suo governo e che condiziona pesantemente l’Italia, né spiega perché un accordo da lui definito “fatto”, nella realtà è poi “rimasto sulla carta”.

In questa scheda dell’Ansa che per maggior comodità del lettore viene qui riprodotta sono ben riassunti i meccanismi e gli obiettivi dell’operazione Triton che, varata nel novembre 2014 a livello europeo convoglia sui porti italiani i naufraghi salvati in mare, e degli accordi di Dublino, con la clausola del paese di primo approdo.

Roma: rinegoziare Triton
Il 4 luglio 2017 l’Italia avanza una formale richiesta di rinegoziazione di Triton con una lettera a firma del prefetto Giovanni Pinto, capo della direzione centrale dell’Immigrazione e della polizia delle Frontiere, indirizzata a Fabrice Leggeri, direttore dell’Agenzia di Guardia costiera e di frontiera europea Frontex che ha sede a Varsavia.

La lettera, che l’Huffingtonpost pubblica in esclusiva e che qui si cita per comodità del lettore, si iscrive nella lunga serie degli sforzi italiani per coinvolgere altri paesi nell’assistenza ai migranti in provenienza dal sud del Mediterraneo. Questa la traduzione italiana della lettera redatta in inglese:

Caro Fabrice,

alla luce dell’enorme pressione migratoria delle ultime due settimane nel Mediterraneo centrale, con 14.240 migranti sbarcati sulle coste italiane e alla luce del recente incontro dei ministri degli Interni di Francia, Germania e Italia con il Commissario Europeo per l’Immigrazione, Affari Interni e Cittadinanza, ti chiedo di convocare un incontro urgente nella cornice della ‘Jo Triton 2017’ (‘Joint Operation Triton 2017’), con gli Stati membri interessati e in linea con quanto prevede l’articolo 16 del regolamento europeo 1624/2016.

In questo incontro, io vorrei porre le basi per una revisione del piano operativo Triton 2017 per ottenere un maggiore coinvolgimento degli Stati membri nelle operazioni di soccorso dei migranti ed una migliore condivisione degli oneri.

Distinti saluti,

il direttore centrale

Pinto

La riunione si svolge il 11 luglio presso la sede di Frontex a Varsavia. Nel comunicato emesso al termine dell’incontro si legge che “tutti i partecipanti hanno riconosciuto che l’Italia sta facendo fronte ad una pressione straordinaria e che necessita di ulteriori sostegni da parte del’UE e di Frontex”.

“Si è convenuto”, si legge ancora nel comunicato, “che verrà costituito senza indugi un gruppo di lavoro che dovrà definire ulteriormente, ed elaborare, quanto vi è da rivedere nella concezione operativa di Triton alla luce di decisioni già raggiunte a livello politico”. Il gruppo dovrà “valutare ulteriormente la situazione dopo la riunione di oggi e mettere a punto un nuovo piano operativo. Successivamente gli Stati partecipanti saranno consultati”.

Ma la portata dell’intesa, a fronte della speranza italiana di vedere altri porti europei oltre a quelli italiani accogliere i migranti, risulta più chiaramente da dichiarazioni che il giorno dopo, 12 luglio, Fabrice Leggeri rilascia al termine di un’audizione davanti all’ Europarlamento a Bruxelles. “Ho sentito – afferma il responsabile di Frontex – la richiesta dell’Italia, ma non ho registrato alcuna disponibilità da parte degli altri Paesi ad accogliere sbarchi di migranti nei loro porti”.

Rispondendo a domande di giornalisti Leggeri ha sottolineato che la richiesta italiana è “una questione complessa per diverse ragioni, soprattutto politiche” e ha tagliato corto osservando: “E non spetta a Frontex risolvere problemi politici”.

Trilaterale interlocutorio a Trieste Macron-Merkel-Gentiloni
Il “caso Italia” è anche al centro, l’indomani 12 luglio, di un incontro a tre a Trieste tra il presidente francese Emmanuel Macron, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il primo ministro italiano Paolo Gentiloni. Un incontro sostanzialmente interlocutorio: “sulla politica migratoria sono stati fatti dei progressi, ma non sono ancora sufficienti”, è infatti il giudizio espresso al termine dei colloqui dallo stesso Gentiloni il quale ha così proseguito: “Una Ue forte è anche un’Europa capace di cambiare, essendo più in grado di assolvere alle proprie responsabilità in termini di sicurezza e difesa, lavorando per il completamento dell’Unione monetaria e per moltiplicare la capacità degli investimenti, lavorando ad una politica migratoria comune e condivisa, sentimento questo particolarmente vivo in Italia”.

“L’italia – ha aggiunto il presidente del consiglio – ha fatto e continuerà a fare la sua parte sul tema del soccorso e dell’accoglienza e contemporaneamente si batte perchè la politica migratoria non sia affidata soltanto ad alcuni Paesi, ma condivisa da tutta la Ue con interventi concreti in Africa”.

Espressioni di solidarietà con l’Italia sono venute dagli altgri due partecipanti. Macron si è’ spinto fino al punto di ammettere che “la Francia non ha sempre fatto la sua parte” ma ha ripetuto il suo “no” ai migranti economici, che statisticamente sono la grande maggioranza di quanti si avventurano nel Mediterraneo occidentale con i barconi.

Dal canto suo la cancelliera – in Germania si voterà a settembre per le politiche – ha detto che “l’Italia sta affrontando un grande compito avendo fatto qualcosa di fantastico per registrazione ed accoglienza dei rifugiati. Dobbiamo affrontare la lotta contro la migrazione illegale in Africa ed in altri Paesi”. “Noi – ha aggiunto Merkel – vorremmo stabilizzare la Libia al fianco dell’Unhcr perchè le persone possano essere trattate in modo degno”. “Dall’altro lato, serve un miglioramento delle prospettive economiche di molti Paesi”.

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