Premi invia per risultati o Esc per annullare

Borussia Dortmund: non terrorismo ma criminalità

Una tentata speculazione di Borsa assassina e non il terrorismo islamico come ipotizzato in un primo tempo sarebbe stata alla base dell’attentato dinamitardo dell’ 11 aprile 2017 contro la squadra di calcio del Borussia Dortmund: lo ha reso noto il 21 aprile la polizia tedesca che ha anche annunciato l’ arresto del responsabile.

Nella serata dell’ 11 aprile tre ordigni di fabbricazione artigianale erano esplosi al passaggio del pullman della squadra diretto allo stadio dove il Borussia incontrava il Monaco (poi finita 1-3) ferendo leggermente il terzino Marc Bartra e un agente della scorta. Nel commentare l’accaduto una portavoce della magistratura aveva detto che solo per caso il bilancio della triplice deflagrazione non era stato più grave.

Se sulle prime gli inquirenti, ingannati da depistaggi, avevano privilegiato la pista del terrorismo islamico, a finire in manette a Tubinga (Sud della Germania) nelle prima mattinata del 21 aprile è stato invece un giovane di 28 anni, russo naturalizzato tedesco, che puntava a guadagnare circa quattro milioni di euro facendo crollare in Borsa le azioni del Borussia Dortmund con lo strumento di un attentato devastante, tale da neutralizzare la squadra e farne crollare le quotazioni. Effettivamente in seguito all’attentato le azioni del Borussia hanno perso valore ma calando solo del tre per cento.

Sergej W. (la polizia tedesca non rivela l’intera identità degli arrestati) è così stato accusato di aver attentato alla vita di venti persone. Il giovane si sarebbe procurato 15mila opzioni di acquisto valide fino al 17 giugno del Borussia Dortmund, primo club di Bundesliga a quotarsi in Borsa nel 2001. L’acquisto delle opzioni era stato effettuato tramite Internet dall’albergo in cui alloggiava la squadra e in cui anche Sergej W. aveva preso una stanza già da due giorni prima dell’attentato.

Per le caratteristiche di professionalità che presentava, all’attentato sulle prime era stata attribuita una connotazione terroristica. Nei pressi del luogo in cui erano avvenute le deflagrazioni gli inquirenti avevano rinvenuto tre messaggi stampati identici: uno affisso ad un palo, gli altri due abbandonati all’interno della siepe nella quale erano stati celati i tre ordigni. Nei messaggi venivano fatti riferimenti all’attentato terroristico del dicembre precedente a Berlino come anche al “califfato” dell’Isis, tutti elementi che avevano rafforzato negli inquirenti il sospetto di un’azione motivata dall’ islamismo radicale.

Successivamente in rete erano comparsi due altri messaggi in cui si sosteneva che l’attentato aveva motivazioni rispettivamente di estrema sinistra e di estrema destra. Ma dopo aver consultato esperti di terrorismo, gli inquirenti avevano preso a dubitare sempre più della validità delle tre diverse piste anche perché l’azione non era stata rivendicata da alcun gruppo terroristico .

L’attenzione si era appuntata allora su Sergej W. anche per diversi errori commessi dal giovane che era fra i clienti dell’albergo davanti al quale sono avvenute le deflagrazioni e del quale era stata ospite anche la squadra del Borussia (nella lingua neo-latina il termine indicava la Prussia). Il più evidente di questi errori Sergej W. lo aveva commesso quando per portare a termine l’operazione finanziaria si era servito del wifi dell’albergo, lasciando dunque un’impronta digitale (il cosiddetto IP) facilmente identificabile. Il giovane aveva scommesso sul ribasso del titolo della squadra del Borussia ben 78mila euro. Il ritorno, se l’attentato fosse riuscito, cioè se la squadra fosse spazzata via dagli ordigni, sarebbe potuto essere di quasi quattro milioni di euro.