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Svezia: camion sulla folla come a Nizza e Berlino

Nel pomeriggio del venerdi 7 aprile 2017 in una delle vie pedonali più commerciali nel centro di Stoccolma un camion carico di birra all’improvviso sale su di un marciapiedi e falcia i passanti prima di schiantarsi contro un muro. Nell’urto muoiono quattro persone, 15 altre rimangono ferite. L’autore di quello che appare subito come un atto di terrorismo riesce a fuggire ma qualche ora dopo la polizia arresta un sospettato ed un suo presunto complice.

Per come si è svolta, l’azione ricorda gli attentati di Nizza e Berlino e quello, più ravvicinato nel tempo, di Londra, quando autoveicoli vennero usati per uccidere passanti a caso. Sebbene l’eccidio non sia stata rivendicato nell’immediato, il primo ministro svedese Stefan Lofven ha detto nel commentare a caldo l’accaduto: «La Svezia è stata attaccata e tutto fa supporre un attentato terroristico».

La Svezia, attonita, assiste ad una intensa caccia all’uomo che nella notte di quello stesso giorno porta al fermo di due individui. Uno di questi, individuato a Märsta, una piccola città nel nord dell’agglomerato di Stoccolma, è sospettato di essere l’assassino. Si tratta di un 39enne originario dell’ Uzbekistan, repubblica dell’Asia Centrale, padre di quattro figli il cui fermo è stato trasformato l’8 aprile in arresto con l’accusa di “omicidio a carattere terroristico”.

Il sospettato stando a mezzi di informazione locali avrebbe manifestato più volte sui social network le proprie simpatie per l’Isis ma interrogati in proposito l’8 aprile i magistrati inquirenti non hanno voluto confermare un collegamento tra l’uomo e il gruppo terroristico islamico.

Il capo dei servizi di sicurezza svedesi Anders Thornberg ha però detto che il sospettato – di cui non sono state indicate le generalità – era stato “attenzionato” dalle autorità tempo addietro: “Lo abbiamo avuto nei nostri dossier” ma non era emerso nulla a suo carico, all’epoca.

Dal canto suo il capo della polizia nazionale Dan Eliasson ha detto di ritenere che l’uomo sia effettivamente stato al volante del camion che ha falciato i passanti prima di fermarsi contro la parete di un grande magazzino. “Nulla”, ha detto Eliasson parlando sempre l’8 aprile con i giornalisti, “sta ad indicare che abbiamo preso la persona sbagliata ma anzi i sospetti si rafforzano sempre più man mano che le indagini vanno avanti”. Ha aggiunto:”Ancora non possiamo escludere il coinvolgimento di altri individui” e poi, confermando informazioni della stampa, ha detto che sul sedile del guidatore è stato rinvenuto un ogetto sospetto che “potrebbe essere una bomba o un ordigno incendiario”. L’oggetto era ancora all’esame degli esperti.

Il terrorista si è impadronito del camion dell’azienda svedese produttrice di birra Spendrups attorno alle tre del pomeriggio (le due in Italia) mentre l’autista stava eseguendo una consegna presso un vicino ristorante. L’autista ha cercato di fermare l’automezzo riportando lievi in quel tentativo ma l’assalitore ha proseguito la corsa poi finita contro il grande magazzino dopo che erano state travolte 19 persone.

Un altro arresto
Di un nuovo arresto, che però sarebbe di minore rilevanza rispetto all’arresto del sospettato uzbeko, si ha notizia il 9 aprile, quando vengono anche resi noti nuovi particolari circa il principale sospettato.

Nella mattinata di quel 9 aprile la polizia procede ad un arresto a Sollentuna, una cittadina di circa 60.000 abitanti nella contea di Stoccolma. Anche qui l’accusa è di “omicidio con finalità di terrorismo” ma, informa l’agenzia britannica Reueters, la persona oggetto del provvedimento è stata arrestata in base a “indizi meno stringenti” rispetto al primo arrestato. La polizia ha sentito oltre 500 persone in relazione all’attentato, ha precisato dal canto suo l’agenzia svedese TT.

Parlando durante una conferenza stampa tenuta sempre quel 9 aprile il dirigente della polizia Jonas Hysing ha detto che il sospettato uzbeko aveva chiesto il permesso di soggiorno permanente nel 2014, richiesta che però era stata respinta. A dicembre gli era stato quindi ingiunto di lasciare il paese nel giro di quattro settimane e a febbraio 2017 la polizia aveva ricevuto l’ordine di provvedere all’espulsione. L’interessato però si era reso irreperibile e da allora era ricercato con un mandato “come da normali procedure”, ha precisato la polizia.

Negli ultimi anni la Svezia ha accolto circa 200.000 tra rifugiati e migranti, il tasso pro-capite più alto d’Europa. Ma nel 2016 il Ministero dell’Interno ha dato disposizione alla polizia e alle autorità dell’immigrazione di prepararsi ad un forfte incremento delle espulsio9ni in seguito alla decisione del governo di respingere fino a 80.000 domande.

E’ allora accaduto che, vistosi respinto, un imprecisato numero di migranti de di richiedenti asilo ha scelto di scomparire e di vivere un’esistenza precaria nell’economia in nero. A ciò si aggiunga che la Svezia è ritenuta avere il più alto numero di combattenti dell’Isis pro-capite in Europa. Circa 140 dei 300 che partirono per l’Iraq e la Siria sono poi tornati ponendo alle autorità svedesi il problema della loro migliore reintegrazione nella società.

L’uzbeko ammette l’atto terroristico
Portato davanti ai giudici l’11 aprile, l’uzbeko di cui nel frattempo è stata rivelata l’identità, Rakhmat Akilov, ammette attraverso i suoi legali di aver commesso un reato di terrorismo: “Ammette il reato di terrorismo e accetta dunque la detenzione”, ha detto l’avvocato Johan Eriksson durante l’udienza svoltasi sotto stretta sorveglianza.

Dopo la dichiarazione di Eriksson l’udienza è proseguita a porte chiuse su richiesta della pubblica accusa e i giornalisti sono stati invitati a lasciare l’aula. Il giorno prima il muratore uzbeko aveva chiesto che il suo avvocato d’ufficio fosse sostituito da un altro legale, di religione musulmana sunnita, ma la richiesta era stata respinta.

[FONTE]
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