Il “commissariamento” da parte della Bce

Incalzato da una profonda crisi economico-finanziaria che si aggrava di giorno in giorno, il 5 agosto 2011 durante una conferenza stampa convocata in fretta e furia Silvio Berlusconi, affiancato da Giulio Tremonti e Gianni Letta, annuncia che la manovra con possibili tagli al welfare fiscale e al welfare Inps a carico delle famiglie, presentata appena il mese prima come un rimedio da ultima spiaggia cui fare eventualmente ricorso nel 2013, scatterà invece nel 2012 per poter giungere al pareggio di bilancio nel 2013 anziché nel 2014 come annunciato appena due giorni prima. “Per i critici, questo è il giorno del commissariamento”

Incalzato da una profonda crisi economico-finanziaria che si aggrava di giorno in giorno, il 5 agosto 2011 durante una conferenza stampa convocata in fretta e furia Silvio Berlusconi, affiancato da Giulio Tremonti e Gianni Letta, annuncia che la manovra con possibili tagli al welfare fiscale e al welfare Inps a carico delle famiglie, presentata appena il mese prima come un rimedio da ultima spiaggia cui fare eventualmente ricorso nel 2013, scatterà invece nel 2012 per poter giungere al pareggio di bilancio nel 2013 anziché nel 2014 come annunciato appena due giorni prima. “Per i critici, questo è il giorno del commissariamento”.

Berlusconi non lo dice, né lo dicono il suo consigliere Letta o il ministro dell’economia Tremonti, ma se prima non verrà attuata la riforma fiscale di cui si parla a vuoto da anni, i tagli incideranno sui bilanci delle famiglie per circa 20 miliardi di euro stando alle stime fatte al tempo della messa a punto della manovra approvata a tambur battente dal Parlamento nel luglio precedente.

E confermata solo due giorni prima, il 3 agosto, quando Berlusconi – incalzato dalle parti sociali e dall’opinione pubblica allarmate dalla crisi dei debiti sovrani – era andato prima alla Camera (che subito dopo chiudeva i battenti per ferie con l’intenzione di riaprirli non prima del 12 settembre) e poi al Senato per rassicurare il Paese: non vi era nulla di così urgente da non poter essere rimandato a settembre.

Ma poi era accaduto che il giovedi 4 agosto le borse, e quella italiana in particolare, erano andate a picco e, soprattutto, che i titoli del debito italiano avevano visto il loro rendimento crescere a dismisura, arrivando oltre i 400 punti (quattro punti percentuali) in più rispetto agli analoghi titoli tedeschi e scavalcando addirittura i bonos spagnoli.

I mercati manifestamente avevano trovato un filone redditizio e, resi arditi dai successi, cominciavano a saggiare anche la resistenza dei titoli pubblici francesi: la crisi minacciava di allargarsi, occorreva reagire rapidamente.

La Bce il giovedi 4 agosto aveva lasciato che la speculazione si manifestasse nei suoi aspetti più clamorosi evitando di acquistare i titoli italiani, il cui rendimento era schizzato verso l’alto. La mossa, non dichiarata ovviamente, serviva come monito nei confronti del governo italiano, ma anche di quello tedesco che – con l’appoggio di Olanda e Lussemburgo – perseguiva una linea di condotta severa nei confronti dei conti italiani.

Allarmato dall’evolversi della situazione il presidente francese Nicolas Sarkozy avvia una serie di consultazioni internazionali. Corrono telefonate fra lo stesso Sarkozy, Obama, Merkel e Zapatero. Secondo ricostruzioni giornalistiche concordanti in questa fase l’Italia viene lasciata da parte.

La soluzione concordata prevede l’invio di una lettera a firma del presidente della Bce,
il francese Jean-Claude Trichet ai governi italiano e spagnolo nelle quali in sostanza si elencano le condizioni alle quali la Banca centrale europea interverrebbe a sostegno dei rispettivi titoli. Le lettere, dal contenuto diverso, naturalmente, sono controfirmate dal capo delle rispettive banche centrali nazionali (per l’Italia, Mario Draghi che è anche il presidente designato della Bce).

Di questa lettera – che secondo gli oppositori interni di Berlusconi costituisce la certificazione del commissariamento del governo italiano da parte di Berlino e Parigi via Francoforte e che secondo Giulio Tremonti rappresentò “un golpe” – si viene a sapere attraverso l’agenzia americana Dow Jones che ne rivela i contenuti nella serata del 5 agosto ma prima ancora che attorno alle 20:00 abbia inizio la conferenza stampa convocata in tutta fretta a Roma.

Le condizioni, a quanto scrive l’agenzia, sono: “anticipo dei tagli al deficit, pareggio di bilancio da inserire nella Costituzione, liberalizzazione dei mercati”. Circa mezz’ora dopo Berlusconi e Tremonti annunciano i nuovi provvedimenti: “Prevista come normativa di rigore sul biennio 2013-2014, la delega assistenziale sarà anticipata al biennio 2012-2013”, dice Tremonti abbandonando una linea tenuta fino al giorno prima.

Tremonti elenca gli altre tre punti: riforma dell’articoli 81 della Costituzione, con l’inserimento del pareggio di bilancio, riforma delle normative sul lavoro (con riduzione del raggio di azione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori sui licenziamenti), riforma dell’articolo 41 della Costituzione con cui si stabilirà che “tutto è libero tranne ciò che è vietato”.

Il testo integrale della lettera, tradotto in italiano, verrà pubblicato dal “Corriere della sera” il 29 settembre 2011.

Come è noto i tempi tecnici richiesti dalle riforme costituzionali sono di almeno nove mesi, salvo eventuali referendum confermativi.

In sostanza il governo di Roma accetta le condizioni elencate nella lettera di Trichet facendo comparire sulla scena della politica italiana quel “podestà straniero” che Mario Monti denuncerà in un commento pubblicato dal Corriere della sera il 7 agosto.

Secondo ricostruzioni giornalistiche ai casi italiano e spagnolo si è dedicato attivamente il segretario al tesoro americano Tim Geithner, al lavoro dal giovedi 4 agosto. Geithner mira ad attuare uno schema che gli è familiare dai tempi in cui lavorava al Fmi e nella diplomazia Usa, quando i focolai di crisi erano la Thailandia, l’Argentina e il Brasile.

In sostanza la strategia si risolveva in uno scambio: aiuti contro il commissariamento dei governi. Geithner passa buona parte della giornata di venerdi 5 agosto a caldeggiare la ricetta nelle sue ripetute triangolazioni con Parigi, Berlino e Francoforte. A metà pomeriggio le condizioni vengono anticipate a Berlusconi dal presidente della Commissione Ue, il belga Herman Van Rompuy, e dal commissario all’economia Olli Rehn sotto forma di un “prendere o lasciare”.

Bisognava però convincere anche Merkel perché l’intervento della Bce con l’acquisto di titoli pubblici italiani rappresenta uno strappo alle regole del rigore monetario, una manovra che viene contrastata dalla squadra tedesca nella Bce: il capo della Bundesbank Jens Weidmann e il capo economista Juergen Stark, spalleggiati dagli alleati olandesi e lussemburghesi.

Secondo le ricostruzioni la squadra di Geithner ha ricordato agli europei che “l’Italia ha il terzo debito pubblico mondiale in valore assoluto, se avanza verso il default non vi basterà triplicare il fondo di salvataggio europeo”.

Sarebbe intervenuto anche il capo della Federal Reserve, Ben Bernanke, con dati inquietanti sull’esposizione delle banche americane al debigto pubblico italiano e a rafforzare le voci americane si sarebbero aggiunte quelle di Cina e Giappone, due mercati strategici per la Germania.

Il tocco finale, sempre secondo le ricostruzioni, sarebbe venuto da Trichet che giovedi, nelle ore in cui la borsa di Milano perdeva il 5%, alimentava sottobanco il panico. A contenere le perdite iniziali di quella giornata era giunte voci secondo cui la Bce avrebbe acquistato Btp italiani e bond spagnoli. Ma poi a sorpresa gli acquisti si erano limitati a titoli portoghesi e irlandesi. La delusione per il mancato sostegno all’Italia aveva contribuito al tracollo del Dow Jones. La Bce aveva mostrato i muscoli a tutti.

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Scritto da Redazione

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